edizione 2014

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La Valle del Belìce ha una storia particolarmente “movimentata” che pochi conoscono – se non fosse per quel catastrofico terremoto del ’68 che ha schiacciato paesi, anime ed identità, – in riferimento a quella storia che a partire dagli anni ’50/60 ha visto protagonisti movimenti di cittadini che hanno lottato per il cambiamento sociale e culturale, con un’imponente guida, determinata e non violenta, che fu Danilo Dolci.

Nel guardare a quel cambiamento, nasce la rassegna “Visioni notturne Sostenibili. Una notte di documentari con gli autori” che sin dal suo primo anno (2012) ha manifestato la volontà di proiettare documentari con uno specifico scopo: educare alla visione e fare divulgazione sociale.

E’ proprio sulla scia dei lontani e formativi cineforum, che la rassegna di documentari si concretizza come un’opportunità educativa, un luogo di socializzazione, di incontro e di dialogo e soprattutto un’occasione per costruire cultura e spazi per la cultura.

In questi due anni la rassegna è cresciuta con la consapevolezza di diventare una vetrina per la promozione di produzioni di documentari “dal basso” e soprattutto con lo scopo di fare del documentario un mezzo per la valorizzazione del territorio belicino.

I documentari proiettati nella prima edizione sono stati suddivisi in due sezioni: una sezione “emigrazione/immigrazione” con la proiezione di tre documentari e una sezione definita “visioni libere”, con la proiezione di altri tre documentari che avevano un forte legame con il territorio.

Quell’edizione ha lasciato un entusiasmo nell’aria che ci ha fatto subito immaginare e lavorare ad un ritorno. Dalla prima esperienza abbiamo ottenuto l’interesse da parte dell’AAMOD (archivio audiovisivo movimenti operai e democratici) di Roma e dalla Filmoteca Regionale Siciliana, permettendo così all’edizione di arricchirsi di documentari storici provenienti dalle loro collezioni, e con unico tema: la scoperta di una Sicilia passata, antica e attuale. I documentari storici hanno fatto sentire il loro fascino all’interno della nuova impostazione, tant’è che la rassegna ha visto la presenza di una cospicua partecipazione di pubblico che ha rinnovato l’entusiasmo per continuare a spenderci sul miglioramento di un’ulteriore edizione successiva.

Le due precedenti edizioni si sono svolte a Gibellina, all’interno della corte di Palazzo Di Lorenzo. Edificio di particolare bellezza architettonica ad opera dell’architetto Francesco Venezia, il palazzo è un simbolo etico di recupero della memoria, degli elementi architettonici del vecchio palazzo recuperati e reintegrati all’interno della nuova costruzione con un’armonia del tutto unica. La rassegna intende contribuire allo stesso obiettivo di recupero e reintegrazione della memoria del passato all’interno di un’attualità nuova, mutevole e valorizzante.

La partecipazione da parte del pubblico alle due edizioni è stata corposa, facendoci raggiungere circa 150 persone ad edizione.

La rassegna quest’anno si fa, come da idea iniziale, itinerante; si sposterà tra due location: Salemi (atrio del Castello Normanno- Svevo) e Vita (scalinata di via Cavour) con lo scopo di portare il pubblico nei luoghi della memoria e provare a delineare, seppur per una o due notti, nuovi scenari ed itinerari.

Il tema di quest’anno si racchiude in “Stratificazioni: conflitti ed evoluzioni”. Parafrasando si intende come stratificazione quell’accumulo di livelli di costruito, di urbanizzato, di socialità e storia del territorio come città, identità e pensiero altro. Le straficiazioni avvengono attraverso conflitti, ovvero mezzi di scontro e confronto, di discussione e dialogo che determinano evoluzione e crescita, altri strati.

Questa terza edizione pertanto si caratterizza per alcune importanti novità, come previsto dal progetto quinquennale predisposto tre anni fa. La prima è la dislocazione della manifestazione in luoghi di comuni diversi. Il Festival diventa itinerante. Ciò ci permetterà di articolare meglio anche la promozione del territorio e l’interazione e la partecipazione delle comunità locali e, naturalmente, la promozione e la diffusione della cultura cinematografica. E’ un aspetto del progetto che intendiamo rafforzare anche per creare occasioni di socializzazione e di scambio tra comunità culturalmente e storicamente simili che compongono l’area del Belìce. La seconda novità è il concorso che si espleta precedentemente al momento festivaliero (il relativo bando di selezione è stato diffuso lo scorso mese di aprile ed è scaduto il 31 maggio). Rivolto a giovani filmmaker, ha dato la possibilità a tre di loro, selezionati sulla base della filmografia prodotta, di vincere una residenza creativa, e di produrre un corto girato e realizzato sul territorio che sarà presentato durante le Notti di Visioni. Quest’anno il Comune ospitante è quello di Vita, dove i tre selezionati lavoreranno, a contatto con la realtà locale, dal 25 al 31 agosto. La terza è la creazione di un comitato scientifico che affiancherà la direzione artistica nella scelta dei documentari e che interloquierà con il pubblico durante il festival, insieme ai registi che accompagneranno i propri lavori in programmazione. Altre novità saranno l’organizzazione di tour guidati nei paesi e nel territorio limitrofo e di un villaggio enogastronomico per conoscere e apprezzare i prodotti tipici locali.

Visioni Notturne Sostenibili” si pone delle belle sfide, degli obiettivi di lungo termine: vogliamo avviare la promozione della cultura cinematografica attraverso il linguaggio dei documentari, per la maggior parte prodotti dal “basso”, o comunque fuori dei vincoli imposti dall’industria cinematografica e televisiva; vogliamo immaginare la creazione di momenti e opportunità di incontro tra le diverse comunità del territorio belicino, e tra loro e i realizzatori e gli operatori di cinema per favorire l’arricchimento culturale; Vogliamo ridare visibilità a quei luoghi, edifici o contesti naturali di interesse storico, artistico o paesaggistico dimenticati o poco valorizzati, restituendo loro, seppur per poco tempo, la possibilità di rivivere ed essere fruiti; vogliamo indicare, così facendo, modelli innovativi e sostenibili di turismo culturale anche per la creazione di nuove imprenditorialità legate allo sviluppo turistico del territorio. Ci teniamo a valorizzare i luoghi “della memoria” della geografia dettata dal terremoto del ’68, puntando sull’elaborazione di una rinnovata immagine del territorio belicino capace di rivolgersi allo sviluppo e alla promozione delle risorse proprie del territorio in collaborazione con gli stakeholders locali.

Queste sono le nostre intenzioni, che vogliamo condividere con coloro che amano questa terra, che apprezzano questo territorio e che credono come noi nella valorizzazione delle risorse presenti.

Giuseppe Maiorana

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