Contadini del mare, di Vittorio de Seta

Contadini del mare 1955

Sicilia. Tonnara di Granitola 1955. Alle prime luci incerte dell’alba, i pescatori sulle barche si avviano verso il largo ritmando con canti sommessi il battito dei remi. Recita una scritta in sovrimpressione: “Al largo delle coste siciliane gli uomini attendono i tonni che, da millenni, seguono una rotta sempre uguale. Quando nella rete affiora il tributo del mare, torna a ripetersi l’alterna vicenda della vita e della morte”. Tra gli incitamenti, dispongono le reti in mare, regolano i cordami, organizzano il quadrato delle barche. Preparano meticolosamente il lavoro. Attesa. Chi fuma, chi dorme sul bordo della barca, chi ripara una rete. Alcuni mangiano qualcosa su imbarcazioni ondeggianti. Silenzio, sciacquio del mare. Un pescatore scruta la superficie dell’acqua attraverso cui s’intravedono giè i tonni. Volti tesi, corpi fissi e pronti a scattare. Un grido e esplode il lavoro. Lanciano corde, al canto di melodie ritmate. Da una barca il rais dirige le operazioni. Si chiude la “camera della morte”. Il mare si fa sempre piè schiumoso via via che le reti sono tirate su. I tonni guizzano, sbattono le code. Sinchè lo schermo si riempie della schiuma bianca, di violenti getti. Controcampo, le schiene inarcate dei pescatori. La fatica degli uomini si fa sempre piè dura. Fragore di voci. Ritmo ossessivo di canti, di gesti, di incitamenti. Primi piani concitati. Il cerchio delle barche si stringe. Un grande tonno è issato a bordo; gli uomini cercano di tenerlo con la fiocina. Si dimena disperatamente, con violenti colpi di coda sulle braccia, sulle reni dei pescatori. Le acque si tingono di sangue. Via che i tonni si ammucchiano sulle barche, scivolando uno sull’altro, il mare si fa sempre piè rosso. La pesca è finita, terribile e mortale rito. Gli uomini, allineati in piedi sulle barche, si levano il cappello e alzano un ringraziamento collettivo a “Jesu”. Ultimi sussulti dei tonni in agonia, che gli uomini rinfrescano. La giornata si è conclusa. Si levano le ancore, le barche rientrano, controluce a un sole al tramonto, in fila, trainate da un rimorchiatore. Vocio sommesso, lo sciacquio del mare, appena il rumore sordo, lontano del motore.

Vittorio de Seta

Regista e sceneggiatore. Nato in Sicilia si trasferisce a Roma e abbandona gli studi per dedicarsi al cinema. Dal 1953 lavora come assistente alla regia di Mario Chiari e di Jean Paul Le Chanois. In seguito inizia a produrre e realizzare numerosi cortometraggi, prevalentemente ambientati nella sua Sicilia, di cui cura anche la fotografia ed il montaggio. Dal soggiorno in Sardegna nasce il suo primo lungometraggio, ‘Banditi a Orgosolo’ (1960). Il film, interpretato da autentici pastori, analizza il fenomeno del banditismo sardo e nel 1961 vince il Premio ‘Opera Prima’ alla Mostra di Venezia. Nel 1972, realizza il film televisivo ‘Diario di un maestro’, storia della difficile esperienza di un maestro elementare in una scuola della periferia romana. Girato in presa diretta e con la macchina a mano, l’opera riscuote un enorme successo di pubblico, suscitando un acceso dibattito sul sistema scolastico italiano. Dopo un lungo periodo di inattività, De Seta torna alla regia nel 1993 con il documentario ‘In Calabria’. Nell’aprile del 2005 il Museum of Modern Art di New York gli dedica un omaggio proiettando il suo ‘Banditi ad Orgosolo’. Muore nel 2011.

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