VISIONI 2018

• Sicilia mia, di Antonio Vergine, 40′, 1976 (segnalato da Aamod)

Il film è una vera e propria inchiesta sulla Sicilia e sui diversi drammatici problemi che caratterizzano da anni questa regione italiana: la vita nei quartieri popolari delle città; un’analisi delle condizioni igienico-sanitarie e urbanistiche dei principali centri siciliani. Il documento vuole essere anche una denuncia di quella vergogna nazionale rappresentata dalla situazione della valle del Belìce a otto anni dal tremendo terremoto. Particolare rilievo assume nel film il panorama dello sviluppo industriale dell’isola, con tutte le sue contraddizioni e i suoi caratteri di espansione caotica e incontrollata. Le testimonianze degli abitanti sottolineano le responsabilità derivanti da un malgoverno di oltre trent’anni e mettono in risalto le profonde carenze dei servizi sociali essenziali, la disoccupazione crescente, il dramma dell’emigrazione. Il documentario esprime anche la crescente volontà di lotta del popolo siciliano di far uscire la propria terra dalle condizioni in cui è stata mantenuta per tanto tempo.
La canzone “Io vulissi travagghiari” è cantata da Ciccio Guarino, un giovane della Vucciria, con arrangiamento di Mario Modestino

 

Il sisma dei poveri cristi di Matteo Berdini, 55′, 2018

A cinquantanni dal terremoto che colpì la Valle del Belìce – con l’accento sulla “i” – Rai Cultura ricorda le battaglie, limpegno civile e le testimonianze di chi ha vissuto le terribili scosse del gennaio del 1968. Il sisma dei poveri cristi in onda su Rai Storia racconta le contraddizioni e le speranze di una terra che tenta di rinascere nonostante tutto. Grazie alla lungimiranza di sociologi e intellettuali come Lorenzo Barbera e Danilo Dolci, la Valle del Belice era già, a partire dagli anni 50, una terra in forte fermento politico e civile. L’organizzazione dell’area in comitati cittadini ha trovato la sua ispirazione nel Centro Studi fondato proprio da Dolci e Barbera nel 1958 che, organizzando le lotte e le rivendicazioni dei contadini dell’area, intraprese un importante esperimento di società civile organizzata in Sicilia e in Italia. Ma il 14 e il 15 gennaio 1968 alcune forti scosse di terremoto cambiano per sempre lassetto urbanistico e sociale del territorio: più di venti comuni colpiti, centomila persone coinvolte, più di 400 morti. Tutto il Paese scopre una regione povera e lontana dai fasti del boom economico. Nell’imminenza del terremoto lo Stato agevola in ogni modo l’emigrazione degli sfollati verso il nord Italia e l’estero, i comitati locali si oppongono e promuovono progetti di ricostruzione dal basso in contrasto con la gestione ministeriale del governo da una parte e i tentativi della mafia di intercettare le risorse dall’altra. Tra una serie infinita di piani di ricostruzione, turbolente manifestazioni dei comitati a Roma e a Palermo, scioperi fiscali e proteste antileva, il Belice prova a cambiare il suo destino e a diventare una valle verde ricca di vigneti e ulivi.

 

• Blau di David Jansen, 15′, 2018 – animazione (vincitore del premio sezione animazioni SiciliAmbiente Festival 2018)

L’oceano. L’immensità del mare. Una balena e il suo cucciolo. In Blau la vita e mitologia di questi enormi mammiferi marini sono intrecciate in una storia fantastica.

 

• Slabberts, di Jurg Slabbert / Belgio-Sud Africa 2017 / 10′ – cortometraggio (segnalato da Sicilia Queer Film Fest)

Jurg Slabbert scopre che l’origine dei suoi antenati non combacia con le storie che gli sono state raccontate. Per Jurg è arrivato il momento di andare alla ricerca della verità, di quegli elementi che sonnecchiano, mimetizzati, ancorati all’ereditarietà dei corpi.

 

• Libertà è morte di Marta Ferro, 8′, 2017 – cortometraggio

Se vedeste ogni istante gli occhi terrorizzati della vostra vittima? Se quegli stessi occhi morenti diventassero i vostri stessi occhi con i quali convivere forzatamente ogni secondo che vi rimane? Come reagireste?

Ho sbagliato! Non avrei dovuto bere quella sera. O non avrei dovuto guidare. Se potessi, tornerei indietro; ma non posso. Posso solo decidere come ritornare libero; libero da questo fardello insostenibile cucito irreversibilmente nella mia anima. Probabilmente sarò un debole.. o forse no..

 

• La corsa de L’Ora di Antonio Bellia 64′, 2017 (vincitore del premio David di Donatello 2018)
Tra il 1954 e il 1975 si concentra e sviluppa la storia del documentario; sono gli anni in cui Vittorio Nisticò è il direttore del quotidiano L’ORA. Le parole di Nisticò interpretate da Pippo Delbono rappresentano l’ossatura del film: da un lato le battaglie contro l’intreccio di poteri e interessi tra la mafia e la politica in un momento storico di grande trasformazione per la Sicilia, dall’altro l’impegno di una generazione di intellettuali e artisti che vedono protagonisti personaggi come Sciascia, Consolo, Dolci, Guttuso, Caruso, che si fanno carico della necessità di essere interpreti di un cambiamento sociale e civile e che scelgono il piccolo quotidiano palermitano come luogo e strumento di questa grande scommessa. Il giornale in pochi anni diviene il perno della lotta alla “mentalità mafiosa”, Nisticò diventa un maestro del giornalismo e l’Ora una grande scuola, una “fabbrica delle notizie”.

• Poggioreale: tra decadenza e memoria storica di Fabrizio Ruggieri 39′, 2018

• Dedicato ad Antonino Uccello, di Vittorio De Seta, 35′ (2003) (segnalato da Filmoteca regionale siciliana)
Antonio Uccello ha lasciato il lavoro di insegnante – racconta De Seta – per dedicare la sua vita alla ricerca degli oggetti della vita contadina destinati a essere cancellati dal tempo. Oggetti che sono il racconto della nostra civiltà: belli da vedere e utili. Non solo li ha conservati ma li ha fatti rivivere nella sua casa-museo. Nel documentario i collaboratori dell’etnologo ridanno vita a telai e aspi, a forni e a macine, a oleifici e mulini. E dallo schermo il poeta Sebastiano Tanasi, l’ebanista Gianni Malignaggi, il cantautore Carlo Muratori, l’etnologo Rosario Acquaviva, ricordano come Uccello amava riempire la masseria di gente, donne al focolare, uomini al lavoro. A Pasqua facevamo i dolci della nostra tradizione, in altri periodi il formaggio e la ricotta. Altro che museo imbalsamato. De Seta spiega come si sentisse in debito con Antonio Uccello che aveva intervistato un anno prima della morte, avvenuta nel 1979, otto anni dopo l’apertura del museo: Era amareggiato. Ero andato a trovarlo per un ciclo di documentari sulla Sicilia, per la Rai. Allora immagini e suoni venivano incisi su nastri diversi. Il sonoro dell’intervista purtroppo andò perduto. Ho voluto ripagarlo quindici anni dopo. Il regista ha fatto di tutto per ricostruire le parole di Uccello: ha perfino cercato, inutilmente, di far leggere il labiale dell’intervista ad alcuni sordomuti. Nei 35 minuti del documentario si parla della Sicilia, tra passato e presente. C’è l’isola bucolica dei contadini che trebbiano il grano con i muli sull’aia ma ci sono anche i conati di smog delle ciminiere di Gela. Ho voluto mettere a confronto le due Sicilie – dice De Seta – quella di Antonino Uccello e quella dell’industrializzazione senza sviluppo. Le raffinerie si sono rivelate un bluff, mentre la casa museo, che sembrava astratta, ha dato una spinta all’economia. Il futuro della Sicilia è nella sua cultura, non certo nei veleni delle ciminiere. De Seta ha saldato in Dedicato ad Antonino Uccello anche un altro debito: quello con Salvatore Carnevale. Voleva fare un film sulla sua vita, rinunciò a malincuore al progetto, ma ha inserito nel documentario la struggente ballata di Ignazio Buttitta sul sindacalista martire.

Dopo il terremoto. Cultura materiale e pratiche quotidiane nel cuore dei sibillinidi Ferdinando Amato, 20′, 2017
• Audioghost ’68 di Giuseppe Lanno e Giancarlo Neri , 12′, 2016

È un’opera per luci, suoni e mille attori appositamente concepita per il Grande Cretto di Alberto Burri dal musicista anglo-italiano Robert Del Naja e dall’artista Giancarlo Neri in occasione del centenario della nascita del grande artista italiano. Mille lucciole bianche si muovono e danzano nella notte tra le “vene” del Cretto in tutte le direzioni, la loro luce in movimento scolpisce le forme buie delle isole di cemento formando un grande mosaico luminoso in continua evoluzione… Nell’aria, provenienti da chissà dove, i suoni e le voci di un’epoca ormai lontana, quel 1968 che cambiò le sorti del mondo per un lunghissimo momento ma che qui, a Gibellina, ne segnò la fine come una vera Apocalisse.

Vista mare obbligatoria, Marco Di Battista e Mario Di Vito, 52′

Oltre 100 i fotografi che ne sono stati finora parte, il progetto “Lo Stato delle cose. Geografie e storie del doposisma” è il primo osservatorio di fotografia sociale e documentaria sull’Italia colpita dal terremoto e, dal 21 aprile 2017, è online su http://www.lostatodellecose.com. Sul web è in libera consultazione un archivio in progress, ad oggi di oltre 15mila immagini, dal Belice e dall’Irpinia fino a L’Aquila e al Centro Italia dei terremoti del 2016/2017. Interamente autofinanziato il progetto è ideato e curato dal giornalista Antonio Di Giacomo e promosso dall’associazione culturale La camera del tempo.

The ape man, di Pieter Vandenabeele, (2017), 10′ – animazione (segnalato da SiciliAmbiente Festival 2018)

Un piccolo uomo paffuto, vive all’ultimo piano di un grattacielo. Durante il giorno è un netturbino, ma alla sera guarda i film di Tarzan e sogna nella sua giun- gla, il tetto del grattacielo. Un giorno, quando sente le liti aggressive del suo vicino, cerca il suo Tarzan interio- re per salvare la Jane della porta accanto.

• Appennino, Emiliano Dante, 66′, 2017

È un diario cinematografico che inizia dalla lenta ricostruzione de L’Aquila, la città del regista, e prosegue con i terremoti nell’Appennino centrale del 2016-17, fino al lunghissimo ed estenuante asilo dei nuovi terremotati a S. Benedetto del Tronto. Un racconto intimo e ironico, lirico e geometrico, dove la questione di vivere in un’area sismica diviene lo strumento per riflettere sul senso stesso del fare cinema del reale.

 

RI-SCOSSA, 70′, 2018, di Dario Indelicato – anteprima nazionale

Ri-scossa, è un docu-film sulla storia di Gibellina, paese rurale della Sicilia occidentale situato nella Valle del Belìce, distrutta prima dal sisma del 1968 e dopo dallo Stato che fece prima minare le case con la scusa della pericolosità sismica e che dopo rilasciò biglietti e passaporti per chiunque e per qualsiasi destinazione. Nella popolazione rimasta per più di un decennio nelle baracche di lamiera si generò una vera e propria riscossa nell’animo che lottò per il diritto alla ricostruzione delle case e della propria identità culturale, impresa riuscita anche grazie all’idea del sindaco Ludovico Corrao che intuì la necessità di coinvolgere i più importanti artisti dell’epoca per far rinascere la gente e la città nel nome dell’arte e della memoria. Oggi Gibellina è metafora del tipico dramma italiano del degrado e della perdita graduale della memoria dell’intero paese italiano.

 

• Immigrati migranti di Agata Katia Lo Coco, 13′, 2017

Dallas in Prizzi di Luca Vullo, 40′, 2017

Dallas in Prizzi racconta il viaggio di un gruppo di artisti che partiti da Dallas, in Texas, hanno scelto Prizzi, il piú alto e isolato paese della Sicilia, per realizzare 3 murales in omaggio alla comunità. Questo progetto creato dallo Psichiatra Americano Dave Atkinson ha lo scopo di valorizzare e rafforzare i valori di un meraviglioso paesino e del suo popolo al centro del mediterraneo. Gli americani, dopo lo shock socio-culturale, entreranno in profonda relazione con la gente di Prizzi comprendendo le loro frustrazioni politiche ed economiche e decideranno di superare lo scetticismo locale con la bellezza. I siciliani ripagheranno i “forestieri” con il calore e la grande accoglienza che li contraddistingue. Questo incontro tra la Sicilia e il Texas dimostra l’importanza dell’arte nel costruire la fiducia e le relazioni necessarie alla diffusione di una cultura.

La forza delle donne di Laura Aprati e Marco Bova, 21:02′, 2018
È il documentario di Laura Aprati e Marco Bova che racconta un viaggio: un viaggio drammatico quanto magico fra le donne, le donne che migrano e le donne che accolgono, osservate nel loro confronto profondo e disincantato. Uno sguardo su un mondo tutto al femminile: dal Kurdistan al Libano, immortalato nel suo vissuto assolutamente quotidiano della guerra. Quella Guerra la cui percezione spesso ci sfugge perché in Europa da oltre 60 anni non si combatte.

 

The Rabbi, di Uriya Hertz / Israele 2017 / 20′ (segnalato da Sicilia QueeFilm Festival)

Michael è un rabbino carismatico e stimatissimo. La confessione rivelatrice del suo allievo Gadi scuoterà le certezze e l’universo familiare in cui il rabbino ha trovato rifugio fino a quel momento.

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...