DETOUR DE SETA

Détour De Seta

Documentario

Italia, 2004

Durata: 57 minuti

Formato originale: Digital Betacam Formato di proiezione: Digital Betacam

Regia: Salvo Cuccia

Scritto da: Benni Atria, Salvo Cuccia

Fotografia: Vincenzo Marinese

Montaggio: Benni Atria

Musiche: Domenico Sciajno

Suono: Pierre-Yves Lavoué

Organizzazione: Nicola Sofri

Aiuto regia e pubbliche relazioni: Eleonora Cordaro

Coordinamento generale: Gioacchino Vaccaro, Francesco Vergara

Produzione a cura di: Alessandro Rais

Produzione esecutiva per la Filmoteca Regionale Siciliana: Ignazio Plaia, Luisa Fileccia

 

Attraverso un viaggio nel cinema di Vittorio De Seta, il lavoro di Salvo Cuccia racconta anche la grande trasformazione avvenuta in Italia nell’arco degli ultimi 50 anni, dalla società arcaica a quella industriale e mediatica. Il viaggio è anche una “deviazione” (détour) in luoghi remoti del Sud, in cui si mettono in relazione le storie dei vecchi e dei nuovi dimenticati, con nuove interviste ai protagonisti di quel mondo perduto: dai minatori, pescatori e pastori che De Seta ritrasse nei suoi documentari degli anni Cinquanta in Sicilia, Calabria e Sardegna, ai clandestini che oggi approdano sulle nostre coste (“Lettere dal Sahara”, il nuovo lungometraggio a soggetto di De Seta, attualmente in corso di montaggio, narra le vicende di un giovane senegalese che attraversa l’Italia e decide infine di tornare nel suo Paese).

Il film contiene una lunga intervista a De Seta e accoglie le riflessioni di Vincenzo Consolo, Goffredo Fofi, Michele Mancini e Marco Maria Gazzano, del direttore della fotografia Luciano Tovoli, di registi come Franco Maresco e Gianfranco Pannone, del geografo Eugenio Turri.

Note di regia

Nel 2004 il cinema di Vittorio De Seta ha compiuto 50 anni. La concezione di Détour De Seta gira attorno alla possibilità di dare un contributo alla diffusione dell’opera del grande autore e, nello stesso tempo, restituire al pubblico l’oggetto della sua analisi e ricerca: la trasformazione della società italiana nell’arco di 50 anni. Mi è sembrato fondamentale confrontarmi con l’opera di De Seta per restituirla attraverso un viaggio, un détournage, nei luoghi del suo cinema; analizzare le sue modalità per irrompere con nuove impressioni.

Ho concepito il lavoro partendo dalla consapevolezza di dover trattare i suoi materiali e anche i repertori RAI (sull’emergenza clandestini) e amalgamarli all’interno di un racconto complessivo, attraverso le nuove immagini che abbiamo girato in Sardegna, Sicilia e a Roma. Con Benni Atria, autore del montaggio, abbiamo ricomposto liberamente i materiali di De Seta e quelli girati da me per l’occasione, con l’intenzione di mettere a confronto suoni e visioni di oggi con quelli di un “mondo scomparso”.

Abbiamo considerato tutti i materiali come repertori, in modo da dare una forma “sinfonica” al documentario, di composizione sonora e visiva. E’ un lavoro “radiofonico”, funziona cioè anche solo in ascolto e, allo stesso tempo si realizza nella osmosi diacronica e sincronica tra suono e immagine: mi sembra fosse il migliore omaggio che potessi rendere ad un autore come Vittorio De Seta.

Ispirandomi soprattutto al suo primo documentario “Lu tempu di li pisci spata” del 1954, a distanza di 50 anni ho voluto realizzare un lavoro in cui forma e contenuto si fondessero in una riflessione sull’opera di Vittorio De Seta, che è allo stesso tempo un viaggio “deviato” nei luoghi remoti attraverso cui si racconta la profonda mutazione avvenuta in Italia nell’ultimo mezzo secolo. In questo senso il cinema di Vittorio De Seta è uno straordinario specchio dei tempi

Annunci